L'Incaricato federale per la protezione dei dati (IFPD) esige il ritiro dal mercato di un nuovo test di paternità dubbio

28 gennaio 2003 - Di nuovo un test di paternità che non rispetta le esigenze in materia di protezione dei dati è offerto sul mercato svizzero.

In una raccomandazione pubblicata sul suo sito l'IFPD constata che la procedura applicata attualmente non tiene conto delle prescrizioni della protezione dei dati e mette fortemente in pericolo i diritti della personalità del bambino e del coniuge. A causa dei gravi effetti (per es. turbe psichiche) o delle complicazioni che un test di paternità può comportare per tutti gli interessati, l'IFPD esige che il coniuge e il bambino siano informati prima che il test venga effettuato. Il distributore del test ha pertanto un obbligo speciale di informare.

Visto che si tratta di una faccenda particolarmente delicata, è inoltre sempre richiesto il consenso scritto alla realizzazione del test. Affinché il consenso sia valido legalmente occorre garantirne la volontarietà, che dev'essere sempre indicata già nel modulo con il quale viene dato il consenso.

Soprattutto non si può addossare al mandante del test l'onere di chiarire se vi sia un consenso valido legalmente. Infatti se non si accerta in modo approfondito il consenso è possibile che vengano effettuati test segreti che ledono in misura massiccia i diritti della personalità del bambino interessato e del coniuge all'oscuro di tutto. Per questi motivi l'IFPD esige che la ditta introduca una procedura efficace per verificare la validità dei consensi.

L'IFPD esige pertanto di rimandare la distribuzione del test di paternità fino al momento in cui saranno adempiute le esigenze in materia di protezione dei dati. Egli ha imposto alla ditta distributrice un periodo di 10 giorni per accettare le sue richieste. In caso di rifiuto, l'IFPD sottoporrà il caso alla Commissione federale della protezione dei dati.

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