datum 01/2015

Contenuto

 

Editoriale

Care lettrici, cari lettori,

neanche il tempo di nascere e già in rete! Pochi giorni dopo che un bambino è venuto al mondo, inizia già la caccia ai suoi dati: l'ospedale ne vuole pubblicare la foto sulla propria homepage, lettere di congratulazioni di assicuratori malattia propongono offerte senza impegno e piovono in casa valigette gratuite con articoli per bebè da provare. Ma oggi, che cosa c'è di davvero gratuito?! Anche i numerosi servizi online e i programmi di fidelizzazione della clientela delle assicurazioni e della grande distribuzione tentano, con offerte interessanti, di carpire informazioni sulle nostre abitudini di vita al fine di sfruttarle a scopi commerciali. E, non da ultimo, siamo noi stessi ad aprire ogni possibile porta, portone e cancello per accedere alla nostra sfera privata quando comunichiamo con i nostri amici sulle reti sociali o quando salviamo i nostri ricordi in una cloud per l'archiviazione di dati.

Indubbiamente Internet, ma anche gli smartphone con le loro applicazioni, hanno rivoluzionato la nostra vita, semplificandone molti aspetti. Oggi siamo in grado di sbrigare da soli, in modo rapido e semplice, quasi tutto ciò per cui prima dovevamo affidarci ad altri. Ma quando navighiamo in Internet occorre sempre dar prova di particolare prudenza: ciò che è stato inviato nella rete globale vi rimane impigliato e può mettere in pericolo il nostro diritto all'autodeterminazione informatica. Nelle prossime pagine scoprirete dove sono in agguato pericoli particolari e come possiamo proteggerci da tali minacce. Troverete sicuramente alcuni consigli che vi saranno utili.

Silvia Böhlen
Responsabile della redazione

Tema

Attenzione ai bambini in rete: Educare all'autodeterminazione digitale

Non c'è praticamente alunno che nel suo tempo libero non «scorrazzi» nelle reti sociali, che non esprima il proprio parere nei forum e nelle chat, che non «posti» le proprie fotografie e che non cerchi nuovi amici su Internet. Ciò che inizia come un innocuo passatempo può però sfuggire al controllo e avere conseguenze impreviste: più informazioni personali si rivelano in Internet, maggiore è il pericolo che ciò possa rivelarsi fatale. Una volta in rete, difficilmente un contributo potrà più essere cancellato completamente. - Questo vale tanto per i bambini quanto per i loro genitori o altre persone di riferimento.

La nostra vita sociale si svolge sempre più in rete. Internet offre numerosi vantaggi ai quali non vorremmo più rinunciare: ordinare online le confezioni multiple di pannolini in promozione, prenotare le vacanze per tutta la famiglia in alberghi che accettano volentieri i bambini con assistenza 24 ore su 24, partecipare a concorsi con istantanee ben riuscite dei nostri piccini e vincere bellissimi premi. - I genitori sono esposti a vario titolo a offerte commerciali. Proprio per i giovani genitori è anche una grande gioia filmare i primi passi dei propri figli oppure condividere altre esperienze con la famiglia e gli amici su Facebook o Instagram o addirittura pubblicarle su YouTube. Le possibilità tecnologiche sono praticamente illimitate. E soltanto pochi genitori sono consapevoli che il loro consumo personale di Internet può essere un rischio per i propri figli, anche anni dopo.

Responsabilità dei genitori

Ma i pericoli non incombono soltanto su Internet. Di continuo vengono richiesti dati personali. In quanto genitori abbiamo una responsabilità particolare e dovremmo essere assai prudenti nel rivelare i dati inerenti ai nostri figli, gestendo in maniera restrittiva la cerchia dei destinatari, ossia limitandola a quella più stretta dei famigliari e degli amici. La pubblicazione di immagini su Internet può avere conseguenze di ampia portata, in particolare se in tal modo vengono risvegliati interessi commerciali o persino brame di persone con intenzioni disoneste. - Riflettete sempre molto bene a chi date quali informazioni e siate consapevoli dei possibili rischi (anche di eventuali conseguenze tardive). Infatti, sebbene per trasmettere dati personali a terzi serva di norma un'autorizzazione, nella prassi spesso lo si fa con leggerezza. I mercanti di indirizzi cercano in modo mirato questi dati per sfruttarli a scopi commerciali.

Spiegare e accompagnare invece che vietare

Nell'utilizzare il computer e il cellulare i bambini si comportano sovente senza malizia e hanno una soglia d'inibizione più bassa che li induce a rivelare facilmente cose personali di sé. Nel navigare in Internet in modo incustodito sussiste il pericolo che i giovani cadano vittime della propria comunicativa. Sarebbe però sbagliato demonizzare o addirittura vietare i nuovi mezzi di comunicazione, poiché i divieti spesso suscitano la curiosità e sono difficilmente applicabili. Inoltre, gli adolescenti con minori competenze nelle nuove tecnologie rischiano di rimanere indietro a livello scolastico e professionale. Affinché imparino a valutare correttamente il giusto utilizzo di Internet e il valore della propria sfera privata hanno bisogno di sostegno. Perciò è importante che genitori e docenti accompagnino con occhio vigile il consumo di media da parte delle nuove generazioni e che siano anche disposti a esplorare personalmente le offerte mediatiche.

Una volta in rete - sempre in rete

Internet è diventato un cortile virtuale nel quale chiacchierare, flirtare e bisticciare - in uno spazio universale aperto a tutti. Quando ci muoviamo in Internet, lasciamo tracce e sovente riveliamo informazioni personali senza sapere esattamente come verranno utilizzate. Perciò, oltre agli incaricati della protezione dei dati, gli operatori a contatto con i giovani, i docenti e gli esperti della polizia consigliano di pubblicare in Internet il minor numero possibile di informazioni personali su di sé e sui propri figli. Internet, infatti, non dimentica nulla. Nel mondo virtuale i dati non soltanto sono immediatamente accessibili a tutti in tutto il mondo, bensì vi rimangono anche permanentemente: una volta in rete, i dati possono essere riprodotti a piacimento e perciò sono difficilmente cancellabili del tutto. Di fatto, non c'è in pratica un «diritto all'oblio».

Falsi amici

Nella lotta alla cerchia di amici più grande spesso vengono accettate anche richieste di sconosciuti che ottengono così l'accesso a foto, indirizzi, numeri di telefono e altre informazioni personali. Chi visita forum, chat, reti sociali o siti di valutazione quali myprof.ch nota rapidamente quanto sono comunicativi i giovani: usando il loro vero nome pubblicano foto private e indicazioni di contatto, danno informazioni su opinioni e interessi personali, raccontano a estranei della propria vita intima o insultano addirittura i docenti o i superiori. Questa comunicativa può avere conseguenze di ampia portata, in quanto gran parte dei responsabili del personale prende informazioni in Internet su chi si candida per un posto di lavoro. Purtroppo succede di continuo che alunni si minaccino, si discriminino, si umilino reciprocamente o si importunino in altra forma (cyber-mobbing, -bullying o -stalking). Per le vittime ciò può avere gravi conseguenze - dalla tristezza persistente fino ai pensieri suicidi.

Conclusione

Educare i bambini all'autodeterminazione digitale significa spiegare loro i pericoli potenziali e trasmettere loro norme di comportamento: dovrebbero rivelare meno dati personali possibili e usare pseudonimi nei forum e nelle chat. Altrettanto importanti sono la protezione delle proprie password e modi rispettosi nei confronti delle altre persone in rete. È compito dei genitori e dei docenti insegnare ai bambini il giusto utilizzo dei nuovi mezzi di comunicazione, affinché possano impiegarli in modo ottimale per realizzare i propri obiettivi. Per trasmettere in maniera credibile norme di comportamento, devono essere loro stessi da esempio e dimostrare di avere competenze mediatiche.

Informazioni complementari:

In breve

Smart-TV - spie tra le proprie quattro mura

Nel corso di quest'anno, in Svizzera l'offerta di trasmissioni televisive analogiche verrà completamente abolita. Per molti è il momento ideale per acquistare un nuovo apparecchio. Oggi è possibile avere un televisore di ultima generazione a prezzi interessanti. Oltre all'accesso a Internet, questi modelli spesso possono essere controllati a voce (microfono) o con i gesti (telecamera, p. es. per la videotelefonia). Tuttavia ciò implica il rischio di ingerenze nella sfera privata e pertanto può destare preoccupazione.

Un televisore connesso a Internet non soltanto riceve dati dalla rete e li invia nei salotti privati, ma registra anche dati dall'interno della cerchia famigliare e li inoltra al fabbricante dell'apparecchio: affinché il comando vocale funzioni, il microfono incorporato deve essere sempre in modalità ricezione e, a seconda del modello,può registrare suoni persino quando l'apparecchio è spento. La telecamera accesa a sua volta coglie i movimenti e i volti delle persone. Possono essere rilevate anche le abitudini di visione degli spettatori che forniscono ampi profili utenti. I fabbricanti osservano di utilizzare tali profili a scopi pubblicitari o di trasmettere i dati via Internet a terzi. Un leader del mercato mette addirittura in guardia i suoi clienti dai suoi apparecchi.

Non si è al sicuro dagli hacker

Nella spietata lotta concorrenziale i fabbricanti non vogliono perdere tempo, ma offrire apparecchi televisivi con quante più funzioni possibili a prezzi bassi, mettendo spesso in conto lacune a livello di sicurezza che facilitano l'opera degli hacker. Se un aggressore ha già violato il collegamento a un apparecchio, può manovrare telecamera e microfono senza che gli utenti se ne accorgano. Se doveste comunque optare per l'acquisto di un apparecchio così «intelligente», vi raccomandiamo per lo meno di staccare l'apparecchio dalla corrente quando non lo utilizzate e di attivare microfono e telecamera soltanto se necessario.

Fonti:

  • Wenn der Fernseher zum Spion wird. SWR, Marktcheck, 7.5. 2015
  • TV-Geräte: Big Brother hört mit. K-Tipp, 25.2.2015
  • Der Spion im Wohnzimmer. Süddeutsche Zeitung, 9.2.2015
Dalla stampa

Un'occhiata alla promozione dell'innovazione della Confederazione

La Confederazione destina oltre 100 milioni di franchi l'anno per la promozione dell'innovazione nelle scuole superiori e nelle università. Finora non erano rese note le ditte responsabili dei progetti. Mediante una domanda di accesso basata sulla legge sulla trasparenza (LTras) si è saputo ora che sono soprattutto grandi gruppi operanti a livello internazionale, con buoni contatti in ambito politico, a beneficiare dei fondi destinati alla promozione.

Nella sentenza del Tribunale amministrativo federale del 22 gennaio 2015 è stata accolta la domanda di accesso del giornalista che, nel febbraio 2012, ha chiesto alla Commissione per la tecnologia e l'innovazione (CTI) di potere consultare l'elenco di tutti i progetti presentati e autorizzati l'anno precedente nell'ambito del programma straordinario per la promozione dell'innovazione. Già nella sua raccomandazione del 29 gennaio 2014 l'IFPDT era giunto alla conclusione che i nomi delle ditte e i titoli dei progetti dovevano essere rivelati.

Dopo che, nel marzo 2014, la CTI aveva nuovamente rifiutato al richiedente il diritto di consultare il predetto elenco, questi ha presentato un'ulteriore domanda di mediazione, in seguito alla quale l'IFPDT ha consolidato la propria decisione nella sua raccomandazione del 2 maggio 2015.

Fonti:

  • «Bundesmillionen für Grossfirmen, Beobachter, 17.4.2015
  • Sieg für den Beobachter, Beobachter, 6.2.2015

Informazioni complementari:

Dalla stampa

Sorvegliare di nascosto i propri figli

I genitori possono sorvegliare i propri figli attraverso apposite applicazioni dello smartphone? O addirittura mediante sensori nascosti nei giocattoli? Ora esiste una Barbie con un microfono nella testa che registra quello che dicono i bambini mentre giocano, lo memorizza in una cloud e lo invia ogni settimana ai genitori tramite un link su un file audio.

Per i bambini più grandi, che già possiedono uno smartphone, vi sono numerose applicazioni con le quali i genitori possono sorvegliarli 24 ore su 24. La legge sulla protezione dei dati non affronta la questione dei limiti della sorveglianza di un figlio da parte dei suoi genitori. Tuttavia, anch'egli ha diritto alla sfera privata. La sorveglianza video o quella audio costituiscono un'ingerenza nei suoi diritti della personalità. Dal punto di vista della protezione dei dati, un'esigenza di sicurezza generale dei genitori non basta per sorvegliare un figlio in modo permanente con tali mezzi. Inoltre anche altre persone possono essere colpite.

Non basta se un fabbricante di giocattoli esige il consenso dei genitori. E sembra esagerato conservare per due anni i dati in una cloud, come nel caso della «Barbie spiona». A parte il fatto che i dati sono memorizzati su un server all'estero, degli hacker potrebbero ottenere informazioni sensibili, facendone un uso indebito per scopi illeciti. Inoltre, l'audio sorveglianza segreta costituisce una grave violazione della sfera privata e viene punita quale reato.

Fonti:

  • Nie ohne Eltern, Schweiz am Sonntag, 31.5.2015
  • Grosse Schwester, sprich mit mir. Der Bund, 6.5.2015
  • Der Spion in den eigenen vier Wänden. 20 Minuten, 18.3.2015
  • Apps machen das Handy zur Super-Nanny. Aargauer Zeitung, 11. Februar 2015

A proposito

Nuove spiegazioni su Bring Your Own Device (BYOD)

L'utilizzo di apparecchi mobili privati sul posto di lavoro è in aumento. I vantaggi quali la ripartizione dei costi, la raggiungibilità o la gestione competente degli apparecchi appaiono evidenti. Tuttavia, sotto il profilo del diritto in materia di protezione dei dati, per datori di lavoro e lavoratori ne risultano diversi aspetti problematici, poiché una rigida separazione tra dati privati e dati aziendali è difficile. Anche la sicurezza dei dati deve essere garantita attraverso provvedimenti tecnici supplementari. Un accesso dall'estero a dati aziendali, ad esempio, può essere particolarmente delicato.

Vi sono varie alternative alla tendenza definita con l'acronimo BYOD («bring your own device», ossia «porta il tuo dipositivo») che il datore di lavoro dovrebbe ponderare accuratamente prima di optare per un modello aziendale. Nelle nostre spiegazioni sul sito web si trovano informazioni più dettagliate e consigli utili che possono agevolare la ricerca di una soluzione.

Qui potete trovare più ampie informazioni sul tema.

Consigli

Come tutelare la sfera privata in Internet

  • Rivelate solamente i dati personali che sono davvero necessari e usate pseudonimi nei forum e nelle chat. Utilizzate password sicure e proteggetele.
  • Rispettate la sfera privata dei vostri figli, amici e conoscenti allo stesso modo della vostra.
  • Non rivelate dati che rendono identificabili voi o i vostri figli. Data di nascita, indirizzo e numero di telefono non vanno indicati in Internet. Già soltanto una foto può rendere chiaramente identificabile vostro figlio.
  • Quando utilizzate Internet, controllate le impostazioni sulla privacy: nelle reti sociali e in altri servizi online impostate il vostro profilo in modo che sia garantita la massima tutela possibile della sfera privata. Prima di installare applicazioni, riflettete bene a quali dati volete che abbiano accesso. Molte di esse raccolgono dati sulla posizione e informazioni di contatto anche se non sono affatto funzionali allo scopo che perseguono.
  • Riflettete bene se volete pubblicare in Internet un contributo o un'immagine di vostro figlio: le impostazioni sulla privacy dei media sociali sono di fatto sufficienti a proteggere i contenuti pubblicati?
  • Siate prudenti nel caso di offerte di prodotti e servizi gratuiti e di concorsi che richiedono indicazioni personali. I dati possono essere rivenduti a mercanti di indirizzi che in diversi modi possono ricavarne un guadagno.
  • Quando comprate online, verificate la rubrica «protezione dei dati» prima di accettare le condizioni generali: c'è magari scritto che i vostri dati vengono inoltrati a terzi o che possono essere utilizzati a scopi commerciali? Potete eventualmente fare valere il vostro diritto di opposizione?
  • In casi d'emergenza trovate aiuto professionale presso la Fondazione Pro Juventute per bambini e giovani al numero d'emergenza 147.
Pubblicazioni recenti

 Joël Luc Cachelin: Offliner. Stämpfli Verlag, Bern, 2015 (in tedesco)

Pierre Bellanger: La souveraineté numérique. Editions Stock, Paris, 2014 (in francese)

Agenda

Conferenza stampa annuale e pubblicazione del rapporto delle attività 2014/2015 dell'IFPDT:

lunedì 29 giugno 2015, ore 10, al Centro media di Palazzo federale

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