Videosorveglianza a scopo di ricerca

Quando persone che partecipano a un progetto di ricerca sono filmate, la protezione della personalità può essere garantita con facilità. Invece, quando sono filmati terzi non direttamente coinvolti nel progetto, occorre adottare alcune precauzioni per garantire la protezione dei dati.

L'uso di una videocamera nel quadro di un progetto di ricerca consente di registrare e analizzare il comportamento di determinate persone. I dati rilevati in questo modo sono spesso molto più precisi di quelli raccolti per esempio con un formulario. Se le videocamere riprendono soltanto i partecipanti al progetto di ricerca, i principi generali del trattamento dei dati possono essere applicati con relativa facilità, minimizzando il rischio di lesioni della personalità. Le persone interessate partecipano di norma spontaneamente al progetto di ricerca, sanno di essere filmate, sanno quale uso sarà fatto dei dati che li riguardano e tutt'al più possono in seguito informarsi in modo completo sul progetto di ricerca.

La situazione è più complessa nel caso in cui le videocamere sono utilizzate in spazi accessibili al pubblico e possono in tal modo riprendere terzi che non sono direttamente coinvolti nel progetto di ricerca. Sarebbe un errore ritenere che le riprese fortuite di passanti non siano da considerare dati personali semplicemente perché non è noto il nome delle persone riprese. Queste immagini possono essere attribuite a determinate persone anche senza i nomi e perciò devono chiaramente essere considerate come dati personali. Anche in questo caso i principi generali del trattamento conforme alla protezione dei dati devono essere rispettati.

In alcuni casi il trattamento di dati personali per scopi di ricerca può senz'altro essere giustificato anche senza il consenso delle persone interessate, sempre che i dati siano trattati per scopi impersonali e che i risultati siano pubblicati in una forma che non permetta d'identificare le persone interessate. Questo privilegio riservato ai progetti di ricerca non dispensa tuttavia dall'informare sul trattamento dei dati, ciò che può essere difficile nel caso di immagini riprese in uno spazio pubblico. Un passante che transita casualmente in un luogo in cui sono effettuate riprese video realizza che sono trattati dati personali che lo riguardano soltanto quando si rende conto della presenza di una videocamera mentre la riprese sono già in corso oppure terminate.  

Per tutelare i diritti della personalità di queste persone occorre che i requisiti qui di seguito esposti siano soddisfatti.

Il trattamento preferenziale per scopi di ricerca è ammesso se le immagini nelle quali sono riconoscibili persone non sono pubblicate oppure lo sono in una forma che non permetta d'identificarle. Da notare che spesso non è sufficiente, per esempio, oscurare gli occhi, perché l'identificazione può avvenire in base all'andatura, al vestito ecc.

Per quanto possibile si segnalerà con cartelli ben visibili che sono in corso riprese video. Sui cartelli si indicherà a chi rivolgersi per ottenere informazioni o per esercitare il diritto di accedere ai dati o di chiederne la cancellazione. Se questo non fosse possibile, si deve preparare materiale informativo standardizzato (p. es. flyer, opuscolo) da distribuire sul posto. Oltre a tutte le spiegazioni relative al trattamento dei dati, il materiale informativo dovrebbe riportare anche le indicazioni di contatto menzionate. Gli interessati devono essere in condizione di esercitare il diritto di accesso ai dati e di cancellazione in modo semplice e gratuitamente.

Il trattamento privilegiato per scopi di ricerca non giustifica in alcun modo la ripresa di immagini delle zone intime. Le riprese video in toilette, spogliatoi ecc. non sono dunque consentite nemmeno nell'ambito della ricerca, a meno che le persone interessate non abbiano dato il loro consenso.

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