Lotta contro la tifoseria violenta

Nel periodo analizzato dal nostro rapporto d’attività sono proseguiti diversi lavori legislativi nell’ambito della lotta contro la tifoseria violenta. In questo contesto, siamo stati invitati a prendere posizione in merito ad alcuni progetti a differenti stadi di avanzamento della procedura legislativa: dal progetto di una disposizione della Costituzione federale alle direttive sul trattamento dei dati da parte di privati.

Il Parlamento ha messo in vigore svariate misure previste dalla legge federale sulle misure per la salvaguardia della sicurezza interna (LMSI) e dalla relativa ordinanza (OMSI) solo sino alla fine del 2009, in quanto la Confederazione non ha competenza legislativa in materia di misure di polizia di sicurezza. Affinché sia garantita la validità delle rispettive disposizioni anche dopo il termine citato, si profilano due possibilità: da una parte i Cantoni possono concludere un concordato in cui siano contemplate le misure in questione. Questa è la via scelta dai Cantoni, ma si potrebbe rivelare piuttosto complessa. Dato che il risultato, fino a nuovo avviso, rimane incerto è previsto d’altra parte, in un certo senso quale garanzia supplementare, di elaborare una nuova disposizione della Costituzione federale che attribuisca alla Confederazione le competenze necessarie. La differenza fra i due modi di procedere, dal punto di vista delle competenze, è sostanziale. Nell’ottica della protezione dei dati, invece, non è determinante, contrariamente a quanto avviene per le disposizioni delle fasi successive della procedura legislativa. Per questa ragione, non abbiamo preso posizione sul contenuto del progetto di articolo costituzionale. Ciò, naturalmente, non incide sulle osservazioni da noi finora espresse riguardo alle disposizioni di livello inferiore.

Menzioniamo una volta ancora la nostra critica nei confronti della mancanza di precisione nella definizione del concetto di violenza. Ribadiamo, inoltre, che un eventuale impiego di sistemi biometrici di riconoscimento facciale necessita di una disposizione legale stricto sensu: un’ordinanza non è quindi sufficiente, soprattutto perché con questi sistemi verrebbero trattati non solo i dati relativi agli hooligan, bensì quelli di tutti i visitatori degli stadi.

Nel periodo in esame siamo stati chiamati a esprimerci anche in merito alla direttiva sull’utilizzo e il trattamento dei dati del sistema d’informazione HOOGAN da parte degli organizzatori di manifestazioni sportive e dei loro responsabili della sicurezza. Abbiamo constatato con soddisfazione che, grazie alle nostre osservazioni, si sono potute chiarire svariate questioni. Questo vale in particolare per la procedura di distruzione dei dati sul posto o negli stadi. Siamo compiaciuti di apprendere che non è previsto l’impiego di un cosiddetto sistema elettronico di riconoscimento delle persone. Purtroppo, fra la direttiva citata, da un lato, e la legge e l’ordinanza, dall’altro, sussiste un’illogicità causata dalla formulazione dell’articolo 2 capoverso 3 della direttiva, che afferma: «La direttiva si applica per analogia anche alle trasmissioni di manifestazioni sportive mediante maxi schermi (Public-Viewing)». Tale enunciazione intende ampliare il campo di applicazione della legge e dell’ordinanza oltre il significato testuale. In queste ultime si parla, infatti, di «manifestazioni sportive», espressione che nella lingua corrente non include la trasmissione di tali eventi su maxi schermi.

Riteniamo insoddisfacente tale situazione per due ragioni, su cui ci limitiamo a richiamare l’attenzione. Innanzitutto, situata in un contesto di misure restrittive, una simile estensione del campo di applicazione non può funzionare dal punto di vista formale. È spiacevole in quanto, in previsione di EURO 08, sono necessarie misure di sicurezza anche per le manifestazioni sportive trasmesse su maxi schermi e quindi una certa estensione del campo di applicazione appare in sostanza sensata. In secondo luogo, a nostro avviso la formulazione «applicazione per analogia» genera incertezza, poiché non indica chiaramente che cosa implica esattamente nella pratica. Potrebbero per esempio emergere divergenze non indifferenti dal fatto che le trasmissioni di manifestazioni sportive mediante maxi schermi avvengono solitamente su suolo pubblico, mentre in Svizzera gli stadi sono per lo più di proprietà privata. Una delle differenze, per esempio, è che l’ingresso in uno stadio nonostante il divieto di accedervi costituisce una violazione di domicilio, mentre è difficilmente pensabile la stessa situazione su suolo pubblico.

Ultima modifica 30.06.2008

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