Domande del pubblico in merito alla sorveglianza sul posto di lavoro

Le numerose telefonate che il nostro servizio di consulenza riceve in merito alla sorveglianza sul posto di lavoro mostrano che né i datori di lavoro né i loro collaboratori hanno le idee chiare su quali misure sia lecito prendere.

Nell'anno in rassegna numerosi datori di lavoro e lavoratori si sono rivolti al nostro servizio di consulenza per informarsi sulle misure di sorveglianza ammesse sul posto di lavoro. È risultato chiaro che gli argomenti principali sono soprattutto la sorveglianza con telecamere, il controllo degli spostamenti per mezzo di smartphone o altri strumenti di proprietà dell'azienda e il controllo degli scambi di posta elettronica e navigazione in Internet.

Nel caso dei datori di lavoro abbiamo constatato che si informano soprattutto su quali siano i modi di procedere conformi alle disposizioni della protezione dei dati. Dal canto loro, i lavoratori non mettono in dubbio, in linea di principio, il controllo in sé sul posto di lavoro; la maggior parte si rende conto che il controllo esiste e lo accettano. Piuttosto le domande vertono sulle misure che il datore di lavoro ha il diritto di prendere. Spesso sono poste da persone cui il datore di lavoro ha già rimproverato il comportamento oppure che sono sotto inchiesta o sono state licenziate.

Il problema di fondo, così come la relativa soluzione, sono da ricercarsi, nel rispetto della trasparenza, in un chiaro processo comunicativo. Il datore di lavoro deve informare il lavoratore in modo preciso sul modo in cui sorveglia e valuta e sullo scopo. Deve comunicare espressamente agli impiegati il trattamento dei dati in un regolamento sull'uso e sulla sorveglianza. Inoltre deve chiarire quale uso è permesso fare della posta elettronica e di Internet e cosa invece è vietato.

Ovviamente anche in questo settore si pone ripetutamente il problema della proporzionalità delle misure di sorveglianza. A tale proposito dobbiamo constatare che le possibilità offerte dalla tecnica incitano alcuni datori di lavoro a misure sproporzionate. Per questo motivo ci teniamo a precisare che un'analisi nominativa dei dati raccolti utilizzando mezzi di informazione e comunicazione (telefono, posta elettronica, Internet, fax) è ammesso solo in caso di sospetti concreti di abuso grave. Inoltre deve essere chiaro che il sospetto di abuso non può essere chiarito con un'altra misura che leda in modo meno incisivo i diritti della personalità del lavoratore. E per finire: i sistemi di controllo e sorveglianza del comportamento dei lavoratori sul posto di lavoro non sono ammessi (art. 26 dell'ordinanza 3 concernente la legge sul lavoro).

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