Raccolta di dati medici

Quali informazioni possono essere raccolte sistematicamente da medici e dentisti tramite i questionari all'intenzione dei pazienti?

In molti gabinetti medici e dentistici si ha oggi l'abitudine di sottoporre ai pazienti, più o meno regolarmente (per es. una volta all'anno o in occasione della prima visita), un questionario in cui si richiedono, in parte, informazioni dettagliate (per es. dati personali, datore di lavoro, assicurazione, particolari sulle condizioni di salute).

La raccolta di queste informazioni costituisce trattamento di dati. Si devono quindi osservare, in sostanza, i principi di base della protezione dei dati, fra cui quello della proporzionalità. In virtù di tale principio si possono acquisire esclusivamente dati che non solo sono necessari ma anche commisurati al fine da raggiungere.

Essendo le informazioni contenute nel questionario raccolte sistematicamente presso tutti i pazienti, possono essere richieste solo quelle di cui il medico/dentista deve disporre nell'ambito del trattamento ordinario. Il paziente non è tenuto a rispondere a domande che considera inappropriate. Chiedete al medico di giustificare l'utilità delle singole domande - o dell'intero formulario!

Per i questionari all'intenzione dei pazienti valgono i principi di base qui appresso:

  • la compilazione non è obbligatoria. Questa menzione deve apparire chiaramente in testa al questionario;
  • anche se la compilazione non è obbligatoria, vale comunque il principio della proporzionalità; il medico/dentista può chiedere solo le informazioni che, a priori, possono essere rilevanti ai fini del trattamento. Non sono rilevanti, per esempio, dati concernenti il datore di lavoro, il numero AVS, il nome/ la professione del partner, lo stato civile e l'assicurazione, nella misura in cui l'onorario è pagato direttamente dal paziente (com'è spesso il caso per le fatture del dentista);
  • non sono ammessi i consensi a carattere generale con i quali il paziente proscioglie, anticipatamente e senza riserve, il medico/dentista dal dovere del segreto professionale
  • sono per contro ammesse, in questo ambito, dichiarazioni di consenso formulate concretamente; il consenso del paziente è necessario, per esempio, per il trasferimento della fattura a una cassa medica. Lo stesso dicasi anche per il consenso alla comunicazione dei dati a fini di esecuzione (cfr. FAQ "Fatture del medico e per i premi").

Va notato che, in determinati casi, alcune domande che sarebbero inappropriate nell'ambito questionario, possono essere giustificate. Il medico tuttavia deve motivare la necessità al paziente.

Esempio:
La presenza di un'infezione HIV non figura fra le informazioni generali di cui il dentista deve disporre nell'ambito del trattamento ordinario. Questa domanda non può quindi essere posta sistematicamente a tutti i pazienti.

In certi casi, invece, tale domanda può essere legittimamente posta, o addirittura deve essere posta. Per esempio, allorché nell'ambito di un determinato trattamento insorge un rischio di contagio per il dentista, oppure allorché al paziente deve essere prescritto un farmaco che non può essere assunto insieme ad altri medicinali (farmaci anti-HIV).

Un ospedale vuole effettuare un sondaggio tra i pazienti sulle condizioni di ricovero mediante questionario. Può incaricare un terzo (per esempio un istituto) dell'invio del questionario e comunicargli a tal fine gli indirizzi dei pazienti?

Si, ma solo con il consenso dei pazienti.

In virtù dell'articolo 14 capoverso 1 della legge federale sulla protezione dei dati, Il trattamento di dati personali può essere affidato a un terzo se:
a. il mandante provvede affinché non avvengano trattamenti diversi da quelli che egli stesso avrebbe il diritto di fare e
b. nessun obbligo legale o contrattuale di mantenere il segreto lo vieta.

Ai sensi dell'articolo. 321 del Codice Penale, i medici e i dentisti, come pure gli ausiliari di questi professionisti, sono tenuti al segreto professionale (segreto medico). Tale segreto si estende anche alla semplice indicazione che una persona si sottopone o si è sottoposta a un trattamento medico. Il dovere del segreto è disposto dalla legge. Ciò significa che gli indirizzi dei pazienti non possono essere trasmessi senza il consenso degli interessati. Spetta all'ospedale procurarsi tale consenso e ciò prima che qualsiasi dato sia trasmesso all'istituto incaricato del sondaggio.

Il consenso relativo alla comunicazione dell'indirizzo può essere chiesto, per esempio, in occasione delle formalità di ricovero. Il paziente deve essere informato del fatto che la partecipazione è volontaria come pure del trattamento dei dati previsto nell'ambito del sondaggio. A tal fine si consiglia di utilizzare un foglio esplicativo che esponga, almeno, quali dati sono rilevati e a quale scopo, chi è responsabile del trattamento dei dati, dove e per quanto tempo i dati sono conservati, chi ha accesso ai dati, se i dati sono trasmessi a terzi, se sono anonimizzati o pseudonomizzati, dove e come ciò avviene, chi può procedere a reidentificazione e in quali casi.

Per ragioni di trasparenza, anche se è l'ospedale a provvedere all'invio dei questionari, si consiglia ugualmente di annunciare già al momento delle formalità di ricovero che il paziente riceverà un questionario dopo essere stato dimesso. In questo caso non occorre consenso esplicito, poiché questo sarà fornito più tardi dal paziente stesso all'atto di rispedire il questionario (all'ospedale o direttamente all'istituto incaricato). Anche in questo caso il paziente deve essere informato del fatto che la partecipazione è volontaria e del procedimento previsto per il trattamento dei suoi dati personali (foglio esplicativo). Queste informazioni sono fondamentali perché possa decidere se intende partecipare al sondaggio.

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