Comunicazione di dati ad autorità fiscali estere

La comunicazione di dati ad autorità fiscali estere continua ad essere uno degli argomenti principali in politica e non trova l’unanimità neanche nel vasto pubblico. Dal punto di vista della protezione dei dati ci siamo concentrati sulle convenzioni per evitare le doppie imposizioni, sulla nuova legge sull’assistenza amministrativa fiscale e sul FATCA, il «Foreign Account Tax Compliance Act».

Convenzioni per evitare la doppia imposizione

Il Consiglio federale continua a concludere con altri Stati convenzioni per evitare la doppia imposizione oppure a modificare quelle già esistenti per ampliare l'assistenza amministrativa fiscale internazionale e per riprendere i principi del modello di convenzione dell'OCSE (in particolare nello scambio di informazioni). Già in occasioni precedenti ci siamo espressi in merito (vedi anche il nostro 18° rapporto di attività 2010/2011, n. 1.9.3). Il 13 febbraio 2011 il Consiglio federale ha deciso di adeguare le esigenze per l'identificazione del contribuente e della persona in possesso delle informazioni agli standard internazionali OCSE vigenti. Ormai le domande di assistenza amministrativa fondate su una CDI con una disposizione sullo scambio di informazioni secondo l'articolo 26 del modello di convenzione dell'OCSE devono essere soddisfatte se vi viene esposto che non si tratta di una «fishing expedition» e se lo Stato richiedente (a) identifica il contribuente, fermo restando che questa identificazione può essere effettuata anche in altro modo che indicandone il nome e l'indirizzo, in casi eccezionali anche indicando il numero del conto; oppure lo Stato richiedente (b) indica, sempre che gli siano noti, il nome e l'indirizzo della persona ritenuta in possesso delle informazioni chieste. Se queste indicazioni mancano, per determinare il titolare delle informazioni da parte della Svizzera è necessario rispettare i principi della proporzionalità e della praticabilità. Le domande con un elenco di numeri di conti bancari senza ulteriori indicazioni sono state classificate come «fishing expedition» e non sono state accolte. Per questi motivi siamo giunti alla conclusione che la prassi è conforme ai principi della protezione dei dati.

Legge sull'assistenza amministrativa fiscale

Le clausole di assistenza amministrativa nelle convenzioni di doppia imposizione e di altri accordi internazionali in materia fiscale non disciplinano come comportarsi a questo proposito a livello nazionale. Attualmente la questione è retta dall'ordinanza sull'assistenza amministrativa secondo le convenzioni per evitare le doppie imposizioni (OACDI) che tuttavia non soddisfa le esigenze del principio della legalità. Per questo motivo il Consiglio federale ha elaborato un progetto di legge sull'assistenza amministrativa internazionale in materia fiscale (Legge sull'assistenza amministrativa fiscale, LAAF) che disciplina l'attuazione dell'assistenza amministrativa nell'ambito dei citati accordi internazionali che prevedono uno scambio di informazioni in materia fiscale.

In linea di massima, in mancanza di una legge speciale, la legge sulla protezione dei dati si applica anche all'assistenza amministrativa internazionale. Nell'assistenza amministrativa internazionale in questioni fiscali la LAAF, quale legge speciale, avrà la preminenza sulla legge sulla protezione dei dati. Nel quadro della consultazione degli uffici abbiamo esaminato il progetto di legge nell'ottica della compatibilità con la legge sulla protezione dei dati (LPD) e siamo giunti alla conclusione che le esigenze di cui nella legge sulla protezione dei dati sono soddisfatte per quel che riguarda il principio della legalità (art. 17 LPD) e della comunicazione di dati personali a terzi (art. 19 LPD). Lo scopo del trattamento, le indicazioni sulla persona che elabora i dati ed il relativo destinatario, il volume dei dati raccolti, il loro trattamento e la loro comunicazione vi sono disciplinate in modo particolareggiato e i diritti delle persone interessate sono garantiti.

«Foreign Account Tax Compliance Act»

«Foreign Account Tax Compliance Act» (FATCA) sta ad indicare una legge statunitense che entrerà in vigore il 1° gennaio 2013 e ha lo scopo di impedire che cittadini statunitensi evadano il fisco. La legge riguarda tutti gli istituti finanziari esteri («Foreign Financial Institutes FFI»), cioè le banche, le assicurazioni ecc. che investono in titoli statunitensi per i rispettivi clienti o per conto proprio. Questi istituti saranno tenuti a fornire automaticamente ogni anno all'autorità fiscale statunitense IRS («Internal Revenue Service») informazioni precise sui contribuenti statunitensi; in caso contrario verranno punite con una ritenuta alla fonte del 30 percento («Withholding tax») su tutti i redditi di provenienza statunitense. Sono considerati contribuenti statunitensi tutti i cittadini statunitensi, anche se con doppia nazionalità, i titolari di una green-card, ma anche persone con lo status fiscale di «resident». Sarà dunque necessario comunicare alle autorità fiscali statunitensi almeno il nome, l'indirizzo, il TIN («tax identification number»), il numero del conto, il saldo, le entrate lorde, i prelievi lordi e altre transazioni di ogni titolare di conto. Se un conto soggetto a dichiarazione è stato identificato, il suo titolare o l'avente diritto economico deve acconsentire alla comunicazione dei dati in questione agli Stati Uniti e dunque all'elusione del segreto bancario. Se la persona interessata rifiuta di acconsentire, l'istituto deve chiudere il conto del cliente e notificare le autorità fiscali statunitensi.

La nostra posizione nei confronti di questa legge statunitense unilaterale è molto critica. Da una parte perché la comunicazione diretta di dati di istituti privati alle autorità fiscali statunitensi equivale di fatto ad uno scambio automatico di informazioni che elude le procedure usuali di assistenza amministrativa. Dall'altra perché riteniamo che sotto svariati punti di vista il FATCA non corrisponda alla nostra legge sulla protezione dei dati. Nel quadro di un'indagine conoscitiva presso la Commissione della politica estera del Consiglio degli Stati abbiamo avuto l'occasione di esprimere i nostri dubbi in merito. Le nostre riserve riguardano in particolare la validità del consenso all'elusione del segreto bancario, la proporzionalità per quel che concerne le persone considerate contribuenti statunitensi e per quel che concerne l'entità e il contenuto dei dati che devono essere comunicati. Infine riteniamo problematico che le autorità fiscali statunitensi non siano tenute a tenere segrete le informazioni ricevute.

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