Sorveglianza sul posto di lavoro

A quali condizioni il datore di lavoro può ascoltare e/o registrare le conversazioni telefoniche dei suoi collaboratori?

Il contenuto delle conversazioni telefoniche può essere registrato soltanto nel quadro di un controllo delle prestazioni o per motivi di sicurezza; questo provvedimento deve tuttavia rispettare i principi generali della protezione dei dati nonché l’articolo 26 dell’ordinanza 3 concernente la legge sul lavoro. Le persone interessate devono essere informate tempestivamente e in modo chiaro prima della registrazione; inoltre la sorveglianza non deve essere costante o sistematica. Un divieto di conversazioni private deve essere attuato mediante mezzi diversi dalla sorveglianza delle conversazioni telefoniche (p. es. chiamate esterne trasmesse da un centralino o rese possibili soltanto da determinati apparecchi).

A quali condizioni è autorizzata la videosorveglianza in seno all'azienda o all'amministrazione?

I sistemi di sorveglianza e di controllo non possono essere istituiti allo scopo di controllare il comportamento del collaboratore sul posto di lavoro. Se tali sistemi sono necessari per altri motivi (controlli della produzione o controlli di sicurezza), essi devono essere configurati e predisposti in maniera tale da non compromettere la salute e la libertà di movimento dei collaboratori.

A quali condizioni è consentita la perquisizione dei dipendenti nel momento in cui abbandonano determinati locali nell'azienda?

La perquisizione (sistematica o a campione preventiva o in caso di sospetto di violazione dell'obbligo di fedeltà) dei collaboratori nel momento in cui abbandonano determinati locali è ammessa, se giustificata dalle circostanze, ad esempio se sono in gioco oggetti di elevato valore materiale. Nell'applicazione di tali misure, che interferiscono profondamente nella personalità dei dipendenti, occorre sempre ottemperare al principio della proporzionalità. Occorre valutare nel singolo caso se una perquisizione dei dipendenti rappresenti una misura proporzionata oppure no.

Come deve comportarsi un datore di lavoro o un collega di lavoro in presenza di un legittimo sospetto di impiego illegale dei mezzi di comunicazione e d'informazione da parte di un collaboratore?

L'abuso può essere inteso anche in senso più stretto, quando, ad esempio, l'utilizzazione privata del PC, ammessa in linea di massima, ha raggiunto proporzioni tali da compromettere notevolmente le prestazioni lavorative del dipendente. In tal caso, un colloquio di chiarimento con l'interessato e la minaccia di sanzioni adeguate in caso di reiterazione sono molto più incisive di una sorveglianza che, peraltro, non risolve affatto il problema. Nel caso di sospetto di attività suscettibili di danneggiare l'azienda o altre attività illegali possono rivelarsi opportuni accertamenti segreti. Tuttavia, questi ultimi non spettano al datore di lavoro, poiché in presenza di eventi penalmente rilevanti occorre sollecitare l'intervento dell'autorità inquirente, e questo prima di adottare eventuali misure di sorveglianza. Ovviamente, il datore di lavoro deve mettere al sicuro le prove del reato.

È lecito impiegare strumenti di telemanutenzione?

Allo scopo di salvaguardare la sfera privata degli impiegati, si raccomanda di chiedere il consenso dei collaboratori interessati prima di qualsiasi impiego di uno strumento di telemanutenzione. Ciò può essere fatto, ad esempio, prevedendo che l'impiego dello strumento presupponga la digitazione di una password da parte del collaboratore. Ad ogni modo, gli impieghi dello strumento vanno verbalizzati, in modo da poterli ricostruire. È inoltre importante che gli informatici siano resi attenti sulla loro responsabilità (conseguenze di diritto civile e penale in caso di impiego abusivo dello strumento).

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