Spiegazioni sulla videosorveglianza nei veicoli (dashcam)

La nuova moda sul mercato della videosorveglianza si chiama «dashcam». Si tratta di una telecamera che viene installata nei veicoli per filmare quel che accade in strada. C'è chi se ne serve per puro divertimento e chi utilizza le immagini ottenute come prove a discolpa in caso di incidente. In alcuni Paesi l'impiego di queste telecamere è prescritto dalla legge o dagli assicuratori di responsabilità civile; in Svizzera esso risulta invece contrario ai principi sanciti nella legge sulla protezione dei dati.

Le videocamere per veicoli, le cosiddette «dashcam», godono anche in Svizzera di una popolarità crescente. Esse vengono sempre più utilizzate per filmare la strada davanti o dietro il veicolo: lo scopo va dal semplice divertimento all'acquisizione di mezzi di prova in caso d'incidente. Nelle immagini che si ottengono con questi apparecchi è anche possibile riconoscere persone o targhe d'immatricolazione: in entrambi i casi si tratta di un trattamento di dati personali che implica l'osservanza dei principi generali sanciti in materia nella legge sulla protezione dei dati (cfr. «Videosorveglianza da parte di persone private»). Spesso, però, nel caso dell'impiego di dashcam quest'obbligo non viene rispettato. Infatti, l'agire di un privato che a bordo di un autoveicolo filma quanto succede in strada costituisce inevitabilmente una videosorveglianza privata del suolo pubblico. Un'attività del genere è ammissibile, ma - come illustrato nelle nostre spiegazioni «Videosorveglianza di luoghi pubblici da parte di persone private» - solo in modo estremamente limitato. Queste limitazioni, nel caso appunto di utilizzo delle dashcam, di regola non vengono rispettate.

In linea di principio, ogni persona che si trova in strada può essere ripresa da questo tipo di telecamere. Di regola ciò avviene a sua insaputa, perlomeno fino a quando essa non si trova coinvolta in un incidente e viene quindi confrontata, unitamente alla controparte, alle registrazioni dell'accaduto. Il trattamento dei dati è fatto in modo clandestino e avviene in violazione del principio della trasparenza. Ciò ha gravi conseguenze, soprattutto perché impedisce alla persona interessata di far valere i diritti che le spettano in virtù della protezione della personalità (diritti d'informazione, eventuali diritti d'azione, cfr. «Diritti delle persone interessate dal trattamento dei dati personali»). Riprese effettuate da un veicolo per puro divertimento (come potrebbe essere il caso di un viaggio in auto particolarmente spettacolare di cui si intende pubblicare le immagini) non giustificano in alcun caso una violazione tanto grave dei principi in materia di protezione dei dati: per questa ragione, nei filmati di questo tipo le persone non devono poter essere riconoscibili. Problematiche, da questo punto di vista, risultano però anche le riprese effettuate a scopi probatori.

Spesso l'utilizzo delle dashcam avviene anche in violazione del principio di proporzionalità. È il caso di quando una telecamera, utilizzata per l'acquisizione di mezzi di prova, filma in modo ininterrotto (riprendendo quindi non solo il momento del sinistro, p. es. nel caso di un incidente): in tale situazione il trattamento dei dati non è limitato alle persone coinvolte nel sinistro o a quelle che contravvengono a determinate regole. Al contrario, vengono registrati indiscriminatamente i dati di tutte le persone che si trovano nel campo di ripresa della telecamera. Questo agire non è in alcun modo proporzionato con lo scopo perseguito, in quanto tutti gli utenti della strada risultano esposti al sospetto generalizzato e si effettua un trattamento dei dati a titolo di scorta. Un'azione del genere è sostanzialmente diversa da quella della polizia, la cui attività di pattugliamento prevede la registrazione di dati, ma solo nei casi in cui venga osservata una concreta infrazione alle norme della circolazione o in cui se ne abbia perlomeno il fondato sospetto.

Riassumendo, riteniamo che l'impiego delle dashcam sulle strade pubbliche violi di regola i principi della trasparenza e della proporzionalità, nella misura in cui le immagini ottenute con questi apparecchi possono far risalire all'identità di una determinata persona. Queste violazioni sono da considerare gravi; per questa ragione esse si giustificano solo nei casi in cui sussista un interesse preponderante privato o pubblico importante.

Normalmente non è possibile addurre un tale motivo giustificativo, ragion per cui le registrazioni di questo tipo rappresentano una lesione illecita della personalità. Garantire la sicurezza del traffico è un compito che spetta alla polizia e non agli utenti della strada privati, i quali non possono quindi far valere in tal senso alcun motivo giustificativo. Ad ogni modo, anche l'interesse, di per sé comprensibile, di disporre delle immagini di un incidente come mezzo probatorio non è preponderante rispetto all'interesse di protezione della personalità, tanto più che queste immagini presentano spesso una versione poco chiara dei fatti.

Per queste ragioni si deve rinunciare all'impiego di dashcam su suolo pubblico. 

Stato: luglio 2013

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